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Ospedale Regionale di Lugano - Civico e Italiano

Civico: Via Tesserete 46, 6900 Lugano

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La chirurgia plastica e ricostruttiva: definizione e finalità

L’obiettivo della chirurgia plastica e ricostruttiva è quello di correggere la forma di una parte del corpo che presenta un’anomalia rispetto alla normalità anatomica: un’anomalia può essere congenita oppure acquisita, cioè conseguente a malattie, traumi o interventi chirurgici di vario genere come, per esempio, l’escissione di un tumore.
Il chirurgo plastico interviene modellando parti di organi e tessuti o ricostruendoli nel caso vi sia una mancanza o una perdita di sostanza: lo scopo dell’intervento è quello di ripristinare - in tutto o in parte, secondo la gravità e la sede dell’anormalità - la forma ed eventualmente la funzione dell’organo o del tessuto. La chirurgia plastica e ricostruttiva interviene inoltre per correggere difetti di tipo estetico, anche conseguenti al processo di invecchiamento della persona.
 
Gli organi e i tessuti sui quali interviene la chirurgia plastica e ricostruttiva appartengono a tutte le parti del corpo: per questo motivo, la Chirurgia plastica e ricostruttiva ha caratteristiche di multidisciplinarietà e interviene - quando è necessario -  collaborando con gli specialisti di altri settori della chirurgia, per esempio con gli ortopedici, i traumatologi, gli specialisti di chirurgia generale e vascolare e altri ancora.
 

Le principali tecniche della chirurgia plastica e ricostruttiva

Sono tre le tecniche più utilizzate nella chirurgia plastica e ricostruttiva: gli innesti (o trapianti), i lembi, gli impianti.
 
1) Innesti (o trapianti)
 
Sono porzioni di tessuto prelevate - distaccandole completamente - da un’area del corpo detta “donatrice”, trasferite ed impiantate in un’altra area del corpo del medesimo paziente (“autoinnesto”) detta area “ricevente”. Un classico e frequente tipo di innesto, è il prelievo di una porzione di cute sana da un distretto corporeo con successivo trasferimento ad un altro distretto nel quale la cute è stata danneggiata o distrutta da un’ustione, da un trauma o altro ancora. Oltre che cutanei, gli innesti possono essere costituiti da tessuto osseo, adiposo, muscolare. Gli innesti possono essere singoli se costituiti da un solo tipo di tessuto oppure compositi quando sono costituiti da tessuti di diverso tipo.
 
Gli innesti non hanno una vascolarizzazione autonoma poiché vengono completamente distaccati dall’area donatrice: pertanto, è indispensabile che l’area ricevente sia ben vascolarizzata, in grado di nutrire l’innesto e rendendo possibile il suo attaccamento in quest’area. L’innesto è quindi per definizione una struttura “passiva”, nel senso che fornisce la parte anatomica mancante (per esempio, la cute) alla parte ricevente che svolge - nei riguardi dell’innesto - un ruolo “attivo” di nutrimento, tramite la diffusione di sostanze nutritive e la successiva vascolarizzazione del tessuto impiantato.
 
L’innesto, quando è indicato come la terapia più adatta, è una tecnica chirurgica relativamente facile, ma non permette - in genere - di ottenere risultati estetici di alto livello: quanto più è spesso l’innesto utilizzato, tanto migliore sarà il risultato estetico, ma occorre tener presente che l’attaccamento è tanto più facile quanto più sottile è l’innesto che si preleva.
 
L’innesto cutaneo è costituito da una porzione di pelle (epidermide e derma) priva di vascolarizzazione propria ed è classificato secondo lo spessore.
Avremo pertanto:
  • innesto di cute a spessore parziale, formato da epidermide e parte del derma;
  • innesto di cute a spessore totale, formato da epidermide e da tutto il derma (stratum papillare e reticolare).
 
Una recente tecnica di innesto autologo è quella che utilizza porzioni di tessuto adiposo prelevate ed impiantate in parti del corpo dove ci sono perdite o mancanze anatomiche: in tal modo è possibile colmare delle lacune o accrescere il volume in quelle parti, secondo necessità.
 
2) Lembi
 
Sono porzioni di tessuto che mantengono una connessione - il cosiddetto “peduncolo” -  con l’area donatrice e sono successivamente trasferite in un’area ricevente limitrofa mediante movimenti di scorrimento del lembo in avanti, lateralmente o mediante rotazione. A differenza degli innesti, i lembi hanno una vascolarizzazione propria tramite il peduncolo che resta connesso con l’area donatrice: la vascolarizzazione del lembo può essere di tipo casuale (“randomizzata”, con vasi sanguigni senza un preciso ordine di ramificazione) o centrata su un vaso che dall’area donatrice penetra e si ramifica nel peduncolo (“vascolarizzazione assiale”).
 
I lembi possono essere di tipo singolo, cioè formati da un solo tipo di tessuto (per esempio, cutaneo, muscolare) oppure compositi, cioè formati da una combinazione di tessuti di diverso tipo (per esempio, muscolo-cutanei).
 
Diversamente dall’innesto, un lembo ha una funzione “attiva” in quanto dotato di un proprio sistema di vascolarizzazione, quindi è in grado di nutrirsi autonomamente: questa  particolarità consente di trasferire il lembo in un’area ricevente non vascolarizzata o nella quale la vascolarizzazione non è più presente a causa di una asportazione chirurgica (per esempio, una mastectomia).
 
La tecnica del lembo è chirurgicamente più complessa rispetto a quella dell’innesto, può essere utilizzata per risolvere situazioni di una certa gravità e, generalmente, consente un risultato estetico superiore a quello dell’innesto.
 
Una recente evoluzione della tecnica dei lembi è costituita dai cosiddetti “lembi microvascolari”.
Si tratta di lembi dotati di vascolarizzazione assiale nei quali il peduncolo viene in un primo momento adeguatamente identificato ed isolato: successivamente il lembo così preparato può essere trasferito a grande distanza, per esempio da un braccio ad una gamba. Nell’area che riceve il lembo viene identificato un asse vascolare al quale, mediante l’uso di un microscopio, viene collegato (anastomizzato) il peduncolo del lembo che in tal modo continua ad essere irrorato di sangue.
I lembi, così come gli innesti, sono autologhi cioè prelevati ed impiantati nel medesimo paziente.
 
3)  Impianti
 
Gli impianti sono costituiti da materiali “alloplastici”, cioè non appartenenti a tessuti o organi del corpo: possono essere di origine non biologica, cioè artificiali, o biologici di sintesi, cioè biologicamente simili a quelli corporei ma prodotti al di fuori dell’organismo. Sono utilizzati per vari scopi, solitamente per riempire lacune o correggere deformità congenite o acquisite.
 
Gli impianti più utilizzati in Chirurgia plastica sono le protesi mammarie, sia allo scopo di aumentare il volume del seno ipotrofico, sia per ricostruire il seno: non esiste il “rigetto” della protesi in quanto tale meccanismo immunitario prevede l’attivazione e la produzione di anticorpi nei confronti di antigeni (proteine) che non sono contenuti in un materiale alloplastico. È invece possibile una reazione - del tutto normale - da “corpo estraneo” che può tuttavia provocare una eccessiva produzione di tessuto fibroso intorno alla protesi, la cosiddetta “contrattura capsulare”: è questa la complicazione più frequente a seguito dell’impianto di una protesi e può causare la deformazione del seno.
Last update: 14 August 2015